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Libri di Enrico Manicardi

Rete oppio dei popoli. Internet, social network, tecno-cultura: la morsa digitale della civiltà

Enrico Manicardi

Libro: Copertina morbida

editore: MIMESIS

anno edizione: 2020

pagine: 395

Tutti oggi celebrano la vita online. Fruitori disinteressati, entusiasti sostenitori, ma anche critici e alternativi, non hanno dubbi: la tecno-cultura, di cui internet e i social media costituiscono il suggello più moderno, è una manna. Eppure, a trent'anni dall'invenzione del web, è sempre più chiaro che la promessa di un mondo trasformato in un villaggio globale di persone libere e sapienti è stata solo l'ennesima esca. Quel che la rete ha portato nella nostra vita non ha nulla a che fare con ciò che gli illusionisti della Silicon Valley (e i loro missionari disseminati ovunque) hanno promesso e continuano a spacciare: mentre si regge sulla sistematica distruzione del pianeta e sullo sfruttamento schiavistico di popolazioni intere, la società digitale sta compromettendo gli ultimi residui di socialità e di autonomia individuale, rendendo ogni soggetto un utente indifferenziato sempre più isolato, omologato, dipendente dal tecno-mondo. Allo stesso tempo, rinchiude tutti in un claustrofobico universo di sintesi totalmente programmato, mercifi cato, iper-sorvegliato. Enrico Manicardi prosegue qui la sua analisi critica della modernità. La società dell'interconnessione non è una "rivoluzione": è solo l'ultima fase di quella millenaria guerra alla natura che abbiamo chiamato civiltà.
19,00

Nostra nemica civiltà. Frammenti di resistenza anarchica alla civilizzazione

Enrico Manicardi, John Zerzan

Libro: Copertina morbida

editore: MIMESIS

anno edizione: 2018

pagine: 381

Per metterci nelle condizioni di evitare l'incombente disastro ambientale e sociale, non basta riformare un mondo strutturalmente votato all'autodistruzione. Occorre attuare una svolta radicale che, in aperto contrasto con tutto ciò che diamo per scontato (dalla cultura alla scienza, dalla tecnologia alla medicina), rovesci il paradigma millenario della domesticazione portato dalla civiltà e ci rimetta in una relazione diretta, egualitaria, armoniosa con la Terra. John Zerzan e Enrico Manicardi, anarchici primitivisti e anti-civilizzazione, qui eccezionalmente riuniti in un'opera dall'ampio respiro intellettuale e rivolta a tutti, la pensano così. Questo libro, che è una raccolta di loro saggi, articoli e interviste, un preziosissimo compendio di analisi altrimenti introvabili, affronta i temi attualmente più scottanti: il dramma eco-sociale in atto e la questione delle sue cause, l'invasione tecnologica e la virata verso l'era dell'autismo, l'inganno della sostenibilità e la sua critica (alla sinistra e al movimento "alternativo" in genere), il distanziamento indotto dalla cultura simbolica, il postmodernismo, gli attacchi del potere sanitario all'individuo e la scientocrazia prossima ventura. Che ci piaccia o no, la civiltà definisce e ridefinisce ogni interazione umana con l'ambiente e con gli altri: la sterilizza, la estirpa dal suo naturale contesto e poi la riproduce nella forma surrogata del gadget o del servizio, facendoci credere che nel cambio ci abbiamo guadagnato. Ma c'è un prezzo. Un prezzo enorme di cui nessuno parla e che tuttavia cresce giorno dopo giorno immiserendo la nostra vita: si chiama senso di vuoto, isolamento, sofferenza esistenziale, cinismo, morte della natura. Non vi è alcuna propensione catastrofista nel prendere atto della preoccupante situazione in essere, né altra attitudine pessimistica o profezia di sventura; solo onesta consapevolezza critica ricca di generosa tensione liberatoria. Cominciare a riflettere su come siamo arrivati fino a questo punto è fondamentale. Prima che sia troppo tardi! Introduzione di Michele Vignodelli.
18,00

Liberi dalla civiltà. Spunti per una critica radicale ai fondamenti della civilizzazione: dominio, cultura, paura, economia, tecnologia

Enrico Manicardi

Libro: Copertina morbida

editore: MIMESIS

anno edizione: 2009

pagine: 531

È possibile vivere in un mondo senza dominio, senza sfruttamento, senza inquinamento e mercificazione? Per almeno due milioni di anni i nostri antenati primitivi hanno vissuto così, ed è solo con la comparsa dell'agricoltura che l'esistenza ha preso la via di una distruttività sempre più accelerata e dilagante. Infranta l'originaria unione con la Natura abbiamo sottomesso le terre (coltivazione), e poi gli animali (allevamento), e poi le donne (società patriarcale), e poi chiunque altro (schiavitù, lavoro dipendente, massificazione). Oggi siamo diventati gli anonimi ingranaggi della Megamacchina, funzionali unicamente alla sua espansione in ogni angolo del pianeta. Non contano più le persone, le relazioni, la vita genuina e autentica; contano solo i congegni elettronici, l'efficienza produttiva, la competizione, l'addestramento, la manipolazione. È la crisi del nostro mondo: un mondo sempre più artificiale e tossico nel quale uomini e donne repressi negli impulsi vitali, distanziati dalla capacità di fare da soli e resi dipendenti dai rimedi della tecnoindustria, sopravvivono drogati dai diversivi senza più alcuna gioia di vivere. Non sorridiamo più, non ci illuminiamo più, siamo ogni giorno più tristi, delusi, spaventati, avvelenati, stressati, oberati. Il libro di Manicardi analizza i mali del nostro tempo fin dalla loro genesi.
18,00

L'ultima era. Comparsa, decorso, effetti di quella patologia sociale ed ecologica chiamata civiltà

Enrico Manicardi

Libro: Copertina morbida

editore: MIMESIS

anno edizione: 2012

pagine: 290

"L'ultima era" analizza il presente che stiamo vivendo, il passato antecedente la comparsa dell'agricoltura con lo scopo di guardare a un futuro liberato dalle aspettative catastrofiche in avanzato stato di realizzazione. Lo spettro della crisi agita ormai le preoccupazioni di tutti, ma la domanda più pertinente sembra essere elusa: che cos'è questa crisi che ci tormenta? È soltanto uno stato passeggero in procinto d'essere superato da una Nuova Economia, una Nuova Politica, una Nuova Ecologia, o è qualcosa di cronico, di radicato fin nel profondo del nostro stesso modo civilizzato di vedere le cose? Mentre si continua a disboscare foreste, a sventrare montagne, a erodere suoli, a contaminare fiumi, a ingrigi re spazi celesti, a schiavizzare persone e animali riducendo tutto quel che esiste a carburante della Megamacchina, il tecno-capitale rigenera se stesso presentandosi in versione "green" per rendere ancora più efficace e silenzioso il suo canto di morte. Stiamo segando il ramo sul quale siamo seduti, diceva Brecht; siamo comodamente sistemati su di un treno high-tech che corre all'impazzata verso il precipizio, attualizza Mascardi. Dall'una come dall'altra metafora emerge una cosa certa: non basterà ridurre il carico di devastazione che ci sta uccidendo; non basterà decrescere né rallentare la marcia ferale che abbiamo imposto alla vita su questo Pianeta. La civiltà non è sanabile: non servirà renderla più "verde", più "equa", più "sostenibile". La civiltà è un cancro che ci sta divorando.
14,00

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