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Il Saggiatore

La scimmia egoista. Perché l'essere umano deve estinguersi

Nicholas P. Money

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 194

Noi esseri umani possiamo dirci soddisfatti: siamo la specie dominante su questo pianeta, facciamo avanzare a grandi passi scienza e tecnologia e il nostro progresso sembra infinito. Abbiamo posto noi stessi e la nostra intelligenza al centro dell'universo e stiamo pensando di attribuirci un nuovo nome, Homo deus, per le nostre capacità quasi divine. Eppure, se osserviamo il nostro operato con occhio più disincantato, il nome che ci meritiamo davvero è Homo narcissus, in omaggio al nostro sfrenato egocentrismo e alla nostra incapacità di vederci come parte di un mondo che stiamo devastando. Il ritratto che fa di noi di Nicholas P. Money è un salutare bagno di realtà, necessario a ridimensionare l'altissima stima che abbiamo della nostra specie. In brevi e incisivi capitoli Money ricostruisce la nostra carta d'identità biologica: come ci siamo evoluti, come funzionano i nostri corpi, come ci siamo diffusi sul pianeta, come nasciamo e come moriamo. Non siamo poi così speciali rispetto ad altri animali: i nostri organi sono più o meno gli stessi; abbiamo altrettanti geni di un pollo ma meno di molte piante; squali e vongole sono molto più longevi di noi. E, soprattutto, la nostra intelligenza è un'arma a doppio taglio: ci ha permesso di conquistare il nostro ambiente, ma al costo di trasformarci in vandali su scala planetaria, col risultato di portare intere specie sull'orlo dell'estinzione. La nostra coscienza scatena il terrore per la morte individuale, ma restiamo ciechi di fronte alla tomba collettiva che ci scaviamo giorno dopo giorno. "La scimmia egoista" è una fotografia spietata e oggettiva dell'umanità, un ultimo grido di allarme per farci scendere dal piedistallo e salvare il nostro futuro. Possiamo anche non ascoltarlo, ma non dobbiamo sorprenderci se, quando ci saremo finalmente estinti, il resto del pianeta tirerà un sospiro di sollievo.
17,00

Storia del mondo in dieci imperi. Dalla Mesopotamia agli Stati Uniti

Paul Strathern

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 246

«Ogni re che vuole dimostrarsi mio pari vada dove io sono andato»: con queste parole Sargon il Grande più di quattromila anni fa conquistava le città della Mesopotamia e unificava il mondo in un unico territorio che andava dai monti dell'Anatolia al Golfo Persico. Da quel momento la storia dell'umanità è stata segnata dall'ascesa e dalla caduta dei grandi imperi, che hanno impresso la loro impronta su cambiamenti epocali, rivoluzioni, guerre e trattati di pace. Paul Strathern ne ripercorre le vicende dalla dinastia di Akkad al dominio globale degli Stati Uniti, raccontando l'Impero romano, le conquiste dei mongoli, la Cina della dinastia Yuan, i califfati arabi, l'impero marittimo del Regno Unito. Attraverso i secoli l'organizzazione degli imperi si è modificata di pari passo con la concezione del potere, evolvendo da un puro e semplice dominio territoriale, alimentato dalle conquiste militari, alla capacità di influenzare le politiche degli stati vicini, fino ad arrivare a potenze economiche in grado di spostare gli equilibri su scala mondiale. Ogni incarnazione della forma impero descritta da Strathern è stata accompagnata da valori etici, politici e religiosi peculiari, di volta in volta presentati alle masse come i migliori e i più desiderabili, ma connotati anche dalla violenza e dallo sfruttamento dei popoli conquistati. "Storia del mondo in dieci imperi" attraversa quattro millenni di trionfi e sconfitte, dai campi di battaglia europei ai porti dell'Oriente, dalle steppe dell'Asia agli altipiani dell'America del Sud, e ripercorre la nostra storia grazie ai grandi imperi in cui si rispecchiano, nel bene e nel male, le vicende di tutta l'umanità.
25,00

Passaporti. Un viaggio esoterico

Giuseppe Marcenaro

Libro: Copertina rigida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 177

Non meno aeree e trasognate dei luoghi fantastici creati da Swift o Rabelais, le città visitate in questo viaggio esoterico hanno sembianze reali, nomi consueti, segni tracciati su mappe e segnavia. A ricrearle sulla pagina è un instancabile flâneur, uno scrittore che serpeggia fra i vicoli algerini e nella casba dei carruggi genovesi, che solleva lo sguardo sulla Prospettiva Nevskij o sprofonda nei bassifondi di Parigi, ancora infestati da spettri fin de siècle. Simili a una seduta spiritica, le sue peregrinazioni ridanno corpo a fantasmi letterari, permettendoci di incontrare Puskin nei caffè di San Pietroburgo poco prima della morte in duello, di incrociare Joyce, sbertucciato e ubriaco, mentre vaga nelle stradine di Città Vecchia a Trieste, o di ritrovare le tracce di Rimbaud in fuga fra le capanne bianche di Harar, così simili ad arnie popolate da api. "Passaporti" è un libro ramingo, un libro di viaggi, un romanzo dello sguardo in cammino. Fra parola e immagine, fra tempo scritto e tempo vissuto, Giuseppe Marcenaro disegna una sensuale geografia di ombre, occulta e avvolgente, in cui rinvenire infiniti passati, tutti a noi contemporanei.
23,00

Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager

Piera Sonnino

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 122

"Un mare di fango, una pianura di fango. Una pazzia gelida, buia, fangosa. Una dimensione dove nulla vi è di umano, che ha assorbito perfino i propri creatori." Un manoscritto ritrovato. Pagine battute a macchina, conservate per quasi mezzo secolo. Dieci anni dopo il ritorno alla vita, Piera Sonnino ha trovato il coraggio, la misura, la forza per sublimare in racconto la tragedia della deportazione e dello sterminio di tutta la sua famiglia - i genitori, i tre fratelli e le due sorelle - nei campi di concentramento nazisti. Pagine straordinarie per forza di scrittura, per la capacità di restituire l'accerchiamento quotidiano e metodico, l'erosione della libertà e della dignità umana subita dagli ebrei italiani dopo le leggi razziali, fino alla catastrofe finale di Auschwitz. La forza della testimonianza si solleva dal fango dell'oblio, il diario privato si fa voce universale e riesce a dare un nome a quanto non può essere nominato. La memoria, attraverso la parola, strappa qualcosa al gorgo della dissoluzione e del male. Prefazione di Enrico Deaglio.
13,00

Slow Motion Riot

Peter Blauner

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2020

pagine: 477

Non esistono il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, esistono solo il poliziotto cattivo e il poliziotto più cattivo. Lo sa bene Darryl King, giovane signore della droga intenzionato a mettere le mani su Harlem e pronto a eliminare qualsiasi ostacolo si trovi sulla sua strada. Lo sa ancora meglio Steven Blaum, funzionario del Dipartimento per la libertà vigilata di New York, che ogni giorno deve confrontarsi con criminali, tossici, spacciatori, sbirri brutali, tutta la variegata umanità di un quartiere dilaniato dall'epidemia del crack. Blaum cerca sempre di salvare i criminali, di sottrarli alla strada, ma l'incontro con King lo costringe a cambiare prospettiva. Cresciuto in una famiglia violenta, King sta mettendo Harlem a ferro e fuoco: dissemina ovunque cadaveri di gente brutalmente ammazzata e trasforma la città nel teatro di una carneficina, incurante dei raid della polizia. Blaum gli sta alle calcagna, tenta in ogni modo di toglierlo dai guai, ma King, sentendosi braccato, inizia a perseguitare la sua compagna. Fra gli squallidi bassifondi di Manhattan, le stazioni di polizia intrise di caffeina e l'enorme crack-house chiamata Fortezza, covo di gangster, maniaci e poliziotti corrotti, si svolge una rocambolesca caccia all'uomo, la resa dei conti finale, un duello privo di vincitore.
15,00

Souq 2019. Istituzioni e conflitti

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 196

Il nostro corpo sociale e morale è ammalato. Nutrite da una precarietà totalizzante, nevrosi da insicurezza corrodono il tessuto del vivere collettivo, alimentando diffidenze, odio e individualismi. Le istituzioni che dovrebbero sostenere il benessere comune si sclerotizzano e ripiegano su se stesse, incapaci di far fronte al dilagare del disagio e della sofferenza. A pagare il prezzo di questa disgregazione sono anzitutto i soggetti più deboli - migranti, malati psichiatrici, poveri -, ma a disperdersi è anche la possibilità di costruire alternative efficaci e condivise, in grado di incarnare l'utopia necessaria di una giustizia che non dimentichi nessuno. Per guarire da questo miscuglio di livore e impotenza le voci raccolte in questo nuovo annuario del Centro studi sofferenza urbana, Istituzioni e conflitti, ci invitano a ripensare le forme della politica, a immaginare il nuovo. E a farlo partendo da una «mitezza militante» che rifiuti l'indifferenza e si riappropri del conflitto come strumento generativo, coniugando la bontà con l'indignazione, il disegno dell'amore con quello della lotta. Le scintille di progettualità dal basso raccontate in questi saggi sono esempi di resistenza, disobbedienza e creatività che trascendono lo sguardo cieco delle istituzioni e insieme le reinventano, rispondendo nel concreto alla chiamata del bene, del vero, della solidarietà. Semi gettati sui terreni disastrati della salute pubblica, dell'economia, del lavoro, della terra e delle periferie, che germogliano e crescono fino a diventare i frutti del mutamento, restituendoci a un orizzonte di azione e di speranza.
18,00

Sia lode ora a uomini di fama

James Agee, Walker Evans

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 516

Nell'estate del 1936 la rivista Fortune invia in Alabama un giovane scrittore, James Agee, e un fotografo, Walker Evans, per lavorare a un articolo sulla «vita quotidiana e l'ambiente di una famiglia media bianca di contadini fittavoli». Sono gli ultimi anni della Grande depressione, ma la morsa che stritola i coltivatori di cotone non accenna ad allentarsi. Agee ed Evans decidono di immergersi in quel mondo, di abitare nelle case dei contadini condividendo ogni aspetto della loro esistenza, per cercare di trasmettere ciò di cui sono stati testimoni. Ben presto devono però rendersi conto che il rapporto con un'umanità così esausta, la bruciante vicinanza col reale sono impossibili da restituire attraverso i mezzi espressivi tradizionali. «Impubblicabile» è il giudizio di Fortune sul materiale raccolto: troppo vero e diretto, troppo complesso e vasto. Quella che doveva essere una semplice inchiesta si è trasformata in un oggetto letterario che sfugge a qualsiasi catalogazione. Romanzo, saggio, reportage appassionato e stravolto, Sia lode ora a uomini di fama è soprattutto un'illuminazione poetica, in cui visione e linguaggio coincidono con l'impegno più rigoroso nei confronti della materia narrata. Accolto con entusiasmo dalla critica, il libro incontra una fortuna crescente, fino a elevare Agee tra i grandi cantori dell'America, insieme a William Faulkner e John Steinbeck. A decenni di distanza, il viaggio di Agee ed Evans nel cuore del Sud rimane un'opera fondamentale che trascende il tempo e le generazioni: un immenso paesaggio con figure, dipinto di polvere e luce, in cui gli inganni che coscienza e percezione giocano all'osservatore sono indagati con un'attenzione tanto spietata quanto è pudica e rispettosa quella riservata agli osservati: esseri umani feriti, eppure misteriosamente sfiorati da nobiltà e grazia. Prefazione di Luca Briasco.
25,00

Poesie 1947-1995

Allen Ginsberg

Libro: Copertina rigida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 921

Tre anni, gli ultimi della sua vita, è il tempo impiegato da Allen Ginsberg per vagliare, ordinare, strutturare in un volume quanto c'è «di più onesto, di più penetrante» nella sua poesia. Questa grande e definitiva autoantologia non è dunque un libro postumo, un monumento al passato, ma un libro vivo, una vita in versi. La voce di un poeta che è stato realista e surreale, psichedelico e civile, erotico e politico. Rivoluzionario. La scelta d'autore di Allen Ginsberg spazia dalle prime poesie scritte a Paterson alle menti morte di fame isteriche nude di "Urlo", dalla profezia bardica e pacifista della "Caduta dell'America" ai versi blues, rag-time e rock'n'roll nati dal sodalizio con Bob Dylan. E ancora dal congedo funebre e manicomiale di "Kaddish" - struggente, furioso lamento in morte di una madre - ai versi pervasi dal pensiero orientale, profonda immersione nell'incanto della materia e incantatoria versificazione intessuta di mantra. Il lettore di "Poesie" si sorprenderà della ricchezza pressoché infinita di echi e rivisitazioni delle poetiche occidentali - il canto popolare come le opere di Whitman e Blake - o di culture extraeuropee - indiana, cinese e giapponese. Si stupirà ancor più della continua tensione sperimentale, della voracità di vita, del gioioso inventario di ogni forma d'esistenza che scorre di fronte agli occhi e nello sfrenato linguaggio del più grande poeta del dopoguerra americano.
60,00

La mente allargata. Perché la coscienza e il mondo sono la stessa cosa

Riccardo Manzotti

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 340

Che cos'è la coscienza? È qualcosa di fisico? E che cos'è la realtà? È qualcosa di esterno, oggettivo, che possiamo davvero conoscere? E come? Dall'antichità a oggi, queste domande perturbanti non hanno smesso di far discutere filosofi e scienziati. Ma le loro risposte si sono sempre basate sul dualismo irriducibile tra mente e realtà, apparenza e mondo fisico, che ha scavato un fossato tra l'uomo e gli oggetti che lo circondano. Così la coscienza umana è diventata un mistero inafferrabile, un fenomeno interiore e soggettivo, e la natura un dato esteriore ed estraneo, come se tra le due esistesse una distanza incolmabile. Riccardo Manzotti rifiuta questa frattura e ci invita a cambiare prospettiva, a ripensare la relazione tra mente e realtà in termini di identità e corrispondenza, superando il pregiudizio secondo cui la nostra esperienza del mondo sarebbe diversa dal mondo di cui facciamo esperienza. Con un approccio che abbraccia corpi e vissuti, ma anche sogni e allucinazioni, in "La mente allargata" Riccardo Manzotti avanza una tesi radicale: che la nostra percezione sia un dato concreto, materiale; che coscienza e mondo, infine, coincidano. Con "La mente allargata" possiamo non solo capire come funziona la nostra mente, ma anche vedere la nostra esistenza sotto una nuova luce, e scoprire che non c'è alcun baratro a separarci dall'universo, che non siamo né scissi dentro di noi né divisi da ciò che ci circonda. Anzi, possiamo finalmente affermare «io sono il mondo».
25,00

Finestre su New York. 63 visioni della Grande Mela

Matteo Pericoli

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 152

63 visioni di New York. 63 sguardi dalle finestre di artisti, registi, scrittori, musicisti, filosofi e scienziati che Matteo Pericoli ha incontrato, per poi ritrarne gli scorci e realizzare una storia inedita della Grande Mela: il racconto della città, fatto di sensazioni e confessioni, da parte di alcuni tra i suoi personaggi più famosi. Da Philip Glass a Oliver Sacks, da Susanna Moore a Tom Wolfe, da David Byrne a Nora Ephron, Annie Leibovitz e Daniel Libeskind, "Finestre su New York" è un canto corale di parole e immagini che guida il lettore negli angoli privati della più pubblica delle città, facendo emergere ricordi intimi e scorci talvolta cinematografici. Sacks ci parla del modo in cui alcune delle cose che vede lo calmano, mentre altre lo eccitano; l'editore Ben Sonnenberg prova rabbia all'intravedere i grattacieli di Donald Trump; lo scrittore Gay Talese racconta perché di solito non lava i vetri e quindi vede il panorama attraverso la nebbia della caligine cittadina; e il professore Alexander Stille si lamenta del fatto che ha troppa vista e troppo sole e dice che deve schermare tutto se vuole riuscire a combinare qualcosa. Matteo Pericoli disegna ognuna di queste intime vedute, intrecciandole per comporre un quadro più grande dei meri limiti urbani della città. E così ci invita a compiere un gesto insolito per la frenesia delle nostre vite: affacciarci alla nostra finestra, rimanere qualche secondo a scrutare e interrogare il mondo, fino a diventare una cosa sola con ciò che vediamo. Prefazione di Paul Goldberger.
20,00

Opera. Storia, teatro, regia (L'). Vol. 5: Il Novecento e la musica americana

Elvio Giudici

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 1561

Il teatro musicale è lo specchio del mondo a cui si rivolge, ma anche presagio del suo futuro. Nel Novecento, venute meno le ombre possenti di Verdi e Wagner, anche l'opera si disgrega, lasciandosi alle spalle l'unitarietà e la compostezza del melodramma ottocentesco, i suoi solidi personaggi e le sue rappresentazioni organiche, per indagare un presente sempre più frammentario, percorso dalle inquietudini, dall'aggressività e dalle sofferenze del soggetto moderno. Puccini, Berg, Britteti, Strauss e Janácek sono alcuni dei grandi nomi che intarsiano la storia dell'opera novecentesca, riscrivendone canoni e temi, orizzonti e significati, con uno sguardo di volta in volta critico o celebrativo, intimista o universale sulle vicende di un secolo attraversato da profondi tumulti e lacerazioni. Così la "Lulu" di Berg si fa accusa dell'alienazione generata dalla morale sessuale e dal culto della famiglia, e dà voce, con linguaggio visionario, alle sue vittime per eccellenza, le donne; il "Billy Budd" di Britten sviscera le ambiguità del male, la perdita dell'innocenza e l'emarginazione del diverso che marcheranno impietosamente la storia del secolo; il realismo poetico della "Bohème" di Puccini mette in scena il vagare angosciato e trasognato dell'essere umano, la fatica di affrontare la quotidianità e le schegge psicotiche che essa produce. Nel volume conclusivo della sua monumentale storia dell'opera, con la passione e la cura del particolare che i suoi lettori ben conoscono, Elvio Giudici passa in rassegna l'opera del Novecento e, per la prima volta, il teatro musicale inglese e statunitense a cavallo del nuovo millennio, restituendoci un affresco composito che si sofferma su tutti i grandi registi e direttori, sugli allestimenti e sulle interpretazioni che hanno contribuito a far sì che questa forma d'arte continuasse a rappresentare, ma anche a plasmare, il nostro tempo.
65,00

Nato nella paura. Letteratura, orrore, esistenza

Thomas Ligotti

Libro: Copertina morbida

editore: Il Saggiatore

anno edizione: 2019

pagine: 255

«Quasi sempre, chi scrive o legge racconti dell'orrore è nato nella paura. Quando ho scoperto le opere di Lovecraft e Poe ho identificato immediatamente la paura da cui sorgevano e l'ho accolta. Anziché cercare la pace nella vita, ho aggravato la paura. E l'ho aggravata ulteriormente lasciandomi sedurre dagli aspetti più morbosi e spaventosi dell'esistenza. Mi spiace non aver cercato la pace anziché la paura, ma non sono stato abbastanza saggio o lungimirante.» Bastano queste fulminanti parole per comprendere che Ligotti, quando - di fronte alle domande di giornalisti, critici, appassionati - indossa i panni del buon conversatore, parlando di sé e della propria opera, non è affatto da meno rispetto al Ligotti scrittore dell'orrore sovrannaturale; il Ligotti le cui visioni di terrori metafisici, squarciati nel tessuto anodino di una provincia americana trasfigurata dalla coazione a ripetere, hanno ridisegnato i confini della letteratura, weird e non solo. Ispirazione inquieta di un'intera generazione di scrittori - Jeff VanderMeer in primis -, il notoriamente schivo Thomas Ligotti svela in queste pagine, che raccolgono tutte le interviste da lui rilasciate, i meccanismi della sua immaginazione e il funzionamento della creazione artistica; racconta il ruolo che i grandi del passato hanno avuto nella sua formazione; svela incubi, paure, deliri; e consegna al lettore un ritratto "in absentia" che è definito tanto da quello che Ligotti dice e spiega, quanto - e forse soprattutto - da quello che, misterioso, tace. "Nato nella paura" è allora il viatico d'elezione per entrare nel mondo oscuro e surreale dell'autore che, più di tutti, può fregiarsi dell'ambito titolo di erede di H.P. Lovecraft e E.A. Poe, un mistagogo della parola che non smette di spaventarci.
22,00

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